La notte che ho visto le stelle!

La notte che ho visto le stelle!

notte_stelleÈ una classica sera di mezza primavera e in programma c’è una serata a Casa Lupita. Vi partecipano quattro ospiti del Centro Cardinale Colombo, tre provenienti da Servizi esterni, tre delle nostre Comunità di Vanzago,  quattro educatori e un volontaria. Si inizia con quattro chiacchere, due tiri al pallone e si finisce a gustare un buonissimo risotto preparato da Paola, Francesco e Antonio, attorno ad un tavolo apparecchiato per quindici.
È una bella serata anche per chi tra di noi ha perso entrambi i genitori la settimana precedente, eppure dice di essere contento di stare assieme.
In questo panorama sfavilla la proposta di Paola “Che ne dite se facessimo una serata sotto le stelle nel parco della villa, cantando attorno al fuoco?”. Nessuno può rimanere indifferente alla proposta e alla fine tutti ne sono entusiasti.
Iniziamo a preparare il fuoco in un braciere e a posizionare sedie attorno ai tronchi di legno già disposti a cerchio che fungono da panchine. Arriva Francesco con la chitarra che ha tutta l’ intenzione di non mollare per tutta la serata e giungono infine anche gli ultimi ritardatari che hanno terminato di sparecchiare. Il sole sta per tramontare, anche se non si riesce a scorgere il suo cammino dietro alle nuvole, quando le prime note salgono al cielo accompagnate dalla bellezza della natura che ci circonda e dal cielo rosseggiante. Il cielo è limpido e sarebbe un peccato non alzare lo sguardo verso l’alto, anche solo per un attimo e scorgere le stelle nel cielo che nel frattempo ha ceduto il chiarore all’oscurità. Arriva il tempo dell’ultimo canto ed io non posso che rubare la chitarra per intonare “La notte che ho visto le stelle” di Chieffo.

 

Aspetto che passi la notte, notte lunga da passare e sento il mio cuore che batte e non smette di sognare... Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre, le storie davanti al camino e la voce di mia madre... La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire, volevo salire là in alto per vedere... e per capire. Ascolto il silenzio dei campi dove sta dormendo il grano, il giorno fu pieno di lampi, ma ora il tuono è già lontano... La luna nasconde i suoi occhi come donna innamorata, il fiume l'aspetta nell'acqua e una notte l'ha baciata... Vorrei ritornare bambino e guardare ancora il fuoco, la Storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco.

 

In questo canto tutto è già compreso e ci stava svelando l’essenza dell’uomo di sempre, cioè la sua sete di significato delle cose; c’è la nostalgia di chi la mamma ce l’ha in cielo; c’è la malinconia delle stelle che non si vedono; c’è il fuoco del camino presente nel nostro falò e la presenza del Destino nostro che si svela a poco a poco.

 

famigliaSembra tutto già determinato e tutto un po’ troppo nostalgico, eppure: “Fermi tutti!” “Cosa sono quei puntini luminosi che ci circondano?”, “Si muovono e sono tantissimi!” Non ricordo di averne mai viste tante tutte assieme! Sono lucciole! Ne siamo proprio circondati! E poi dicono che sono in via d’estinzione?! Ecco che non poteva finire con la sola tristezza che pure è la grandezza dell’uomo! La nostalgia infinita delle stelle, là, lontane e non afferrabili, trova la corrispondenza in quel segno così strano di piccole lucciole che ci hanno accompagnato in questa nostra serata speciale. In una sera come questa non potevano mancare le stelle, proprio quando il nostro desiderio ne aveva più necessità e allora le stelle hanno deciso di scendere, per avvolgerci di una luce non così lontana! Prima di terminare la giornata c’è tempo anche di nominare Leopardi e il suo dialogo con la Luna.

 

Abbiamo potuto toccare con mano la struttura profonda dell’uomo: messo di fronte alla bellezza della natura, delle note, della compagnia. E’ evidente una sproporzione strutturale di un desiderio infinito, non appagabile nemmeno dalle lucciole, dal falò, dalla compagnia e dalla chitarra!

 

La nostalgia e la tristezza sono la “misura” di questa distanza infinita tra la nostra capacità di afferrare quello per cui  sentiamo di essere fatti e quello che riusciamo a prendere.  L’infinita nostalgia è proprio come la distanza tra noi e le stelle, ma nello stesso tempo ci indica che le stelle ci sono! In questa sera, è accaduto infatti che “le stelle” si siano fatte vicino vicino, sorprendendoci nella risposta alla nostra attesa. Siamo proprio fatti per dialogare con tutto quello che c’è! E tutto è fatto per parlarci!

 

“Bella serata” ha detto prima di andare a letto uno di noi che solo qualche giorno prima ha perduto entrambi i genitori “mi manca la mamma”.

 

Fabio T. Casa Lupita Mozzate